Tipi di tinnito

La parola tinnito viene dal Latino e significa “suonare” o “cantare ad alta voce”. Con essa si indicano percezioni che in realtà non corrispondono a segnali acustici provenienti dall’ambiente esterno e che dunque non costituiscono un valore informativo per il paziente.
Il tinnito si può manifestare in diverse forme.

A seconda della verificabilità da parte del ricercatore si distingue tra:

  • Tinnito oggettivo: il rumore può effettivamente essere verificato da un ricercatore esterno ed è causato da un disturbo vascolare o muscolare. Si verifica raramente.
  • Tinnito soggettivo: solo l’interessato può percepirlo. È la forma più comune di tinnito.

Un’ulteriore distinzione può essere fatta a seconda della durata del tinnito:

  • Tinnito acuto: durata inferiore ai 3 mesi.
  • Tinnito sub-acuto: durata tra i 4 e i 6 mesi.
  • Tinnito cronico: oltre i 6 mesi.

A seconda del disturbo descritto dal paziente abbiamo infine:

  • Tinnito compensato: il paziente registra un rumore all’orecchio, tuttavia è in grado di conviverci senza che questo causi una sofferenza continua. La qualità della vita, pertanto, non è sostanzialmente alterata.
  • Tinnito non compensato: il tinnito induce a forti disturbi. I rumori costanti impediscono un corretto svolgimento del sonno e riducono la capacità di concentrazione; l’interessato viene facilmente colto da depressione. Ciò si traduce in una sofferenza pressante, che altera fortemente la qualità della vita.

In mezzo a questi casi estremi (tinnito acuto/cronico – compensato/non compensato) c’è ovviamente una molteplicità livelli intermedi.